|
Descrizione
di Rocca d'Evandro dell'Abate G. Battista Pacichelli tratta dall'opera "Il
Regno di Napoli in prospettiva", ultimata alla fine del 1600 e pubblicata
postuma nel 1703.
DI ROCCA D'
EVANDRO

Antichissima
è questa Rocca,
e delle prime del Latio, benche chiaro
non sia da qual delli due Evandri Prencipi d'Arcadia sia stata
fabricata, se da quello, che havendo per imprudenza ucciso il Rè
Carmete suo Padre, partitosi per habitare altro paese, e seguito da
Popoli Pelasgi, & altri, che seco volsero andare, pervenuto nella Puglia,
da dove discacciò i Popoli Siculi, si portò poi nel Latio nel 2679. del
Mondo creato, & ottenne da Fauno Rè di quello licenza di potersi edificare
un luogo per sua habitatione, ò pure dal suo pronipote, che nel anno 2744.
mandò in soccorso al Trojano Enea ( che combatteva con Turno Rè de
Rutoli ) Pallante suo figlio con buon corpo di Soldati : Questa
Terra, che è distante dalla città di Napoli cinquanta miglia carrozzabili,
stà posta sù la cima d' un scoglio, che la rende per ogni parte
fortissima, venendo racchiusa con
recinto di muri, che la circondano; l' ingresso in essa s' hà per due sole
porte, le quali in ogni occorrenza d' inimico assalto, con pochissimo
numero di difensori la rendono inespugnabile: per strada breve si, ma erta
da dentro detta Terra si và ad un fortissimo Castello, che le sovrastà ; e
questo stà edificato sopra l' homeri d' un altro scoglio superiore, e
racchiude dentro la sua ampiezza un Palazzo assai commodo, ch' è stata
sempre l' habitatione de Baroni di detta Rocca, dal di cui hodierno
Padrone è stato reso più vago il Palazzo, e ridotto in miglior forma il
Castello per essere quello fatto più capace, & al maggior segno abellito,
& à questo stati accresciuti i Baluardi, e Torri con ogni più fina
simetria, solo ritenendo hoggi l'unica & antica sua Porta di ferro, che è
di disegno Goto: in tutti i Secoli, e specialmente quando il
Regno di Napoli era travagliato dall' armi di tante, e tante Nationi
straniere, che raccontano l' historie, non solo fu sempre esente dall'
incursioni hostili per la sua natural gagliardezza, mà in molte occasioni
è stato sicuro rifugio à chi si c'è ricovrato, & in tempo de Goti, e
Saraceni in esso fù salvato il Tesoro del Regale Monastero di Monte
Casino; e per venire à guerre più fresche, celebre fù l' assedio à
tempo del Imperator Carlo V. che fù costretto mandarvi grosso
Essercito di valorosi Soldati sotto la condotta di Fabritio Colonna
ad espugnarlo per esservi stati accolti da Federico Monforte i
Francesi, i quali benche in poco numero difesi dalla Fortezza del luogo
con leggiere scaramuccie straccarono di tal' fatta i Soldati Imperiali,
che disperando il Capitano sorprenderlo con l' armi per essere la Fortezza
del Castello inespugnabile sopra sasso vivo, nè sottoposta à colle
superiore, si contentò haverlo à patti di buona guerra: il fiume
Garigliano, che è in distanza d'un miglio, e mezzo le serpeggia à
canto, e spesso spesso l' irriga i terreni con le sue acque unite ancora
all' altre del vicino fiume della Peccia, dove v' è un Ponte, Osteria, e
Molino: la bontà dell' aria , e l' amenità deliziosa di questa Terra hà
tratti molti da luoghi convicini ad habitarla, e de Cittadini la maggior
parte si mantiene con li suoi beni; hà trè Chiese con quella di S. Maria
Maggiore che, è la Parochiale, e questa viene servita dal suo Arciprete
con buon numero di Sacerdoti, i quali col resto del Clero vivono con gran
decoro, e bontà di vita, e quella, che è sotto il titolo di S. Antonio,
tiene l' Ospedale, e somministra il necessario à passaggieri ammalati:
tiene il Barone per diporto oltre l' habitatione del Castello un altra
casa dentro la Terra detta il Casino, nella quale s' ammira il
disegno, e godesi la bella vista di tutta la Campania felice, delli
territorii la maggior parte sono piani, e fertilissimi, abondanti d'
esquisiti ogli, grani, latticinii, saporitissimi frutti e d' ogni altra
sorte di vittovaglie ( à segno, che se nè provedono molte Terre convicine
) e particolarmente de' preziosi vini, ch' non hanno in che cedere alli
più pregiati dell' Italia; onde con verità si può chiamare questa Terra il
giardino della Provincia di Terra di Lavoro, essendovi concorse à gara, e
la natura, e l' arte à farla compita, e perfetta in ciascuna sua parte.
Alle spalle dell'accennato Castello s'inalzano molte montagne nella più
alta delle quali stava l'antica Terra di Camino hoggi distrutta,
essendovi rimasta solo una Chiesa detta S. Maria di Camino , &
un infinità di Case dirute: i miracoli, che hà operati, & opera l'
immagine di questa Madre di Dio à beneficio de' suoi divoti, hanno ivi
tratto da tempo in tempo Romiti, i quali successivamente habitano in
alcune celle à canto detta Chiesa; & assistono al culto divino poco
curando la rigidezza del luogo, e procacciandosi il vitto col mendicarlo
dalle convicine Terre: alle falde poi di queste montagne stanno i casali
di Camino, i quali sono molti, & habitati tutti da buon numero di
Cittadini: il suo tenimento, che è tutto montuoso, produce vittovaglie più
che sufficienti per gli suoi habitatori, à quali niente manca del
necessario, & è abondantissimo al maggior segno di ghiande, herbaggi di
animali, e cacciagione d' ogni sorte di quadrupedi, e volatili, e
particolarmente di quella di Pernici, che è nobilissima: è stato anche
arricchito dalla natura d' una montagna di Marmo giallo, le di cui
pietre per la loro finezza, e vivacità del colore, che le dà la vena di
quella Terra vengono tenute in gran stima, e giornalmente se ne lavorano
per gli edificii di Palazzi, e Chiese, come s'osserva in quelle del
Carmine maggiore, e S. Luigi di Palazzo in Napoli: il clima salutifero fà
godere à suoi habitatori ottima salute, e l'altezza de suoi monti porge
dilettevole vista di tante, e tante Terre, havendo campo il guardo di
stendersi fino alle Città di Gaeta, e Napoli, Isola di Ponza, & altri
luoghi: queste Terre della Rocca, e Camino, benche sempre siano
state sogette ad un Padrone nō dimeno in quãto allo spirituale, la prima
all' Abbate di Monte Casino obedisce, e la seconda al Vescovo di Teano;
Prima de i Rè di Napoli furono possedute dalle fameglie Brancaccia, e
Toralda, dal tempo poi del Rè Cattolico dalli Ferramosca, Monforti,
Colonna, Carafa, Muscettola, e Bologna, al presente con titolo di Marchese
stanno questi feudi nella famiglia
Cedronio
antichissima patritia Romana,
trasportatasi in Regno fin' dall'hora, che tumultuava l'Italia per le
fattioni de Guelfi, e Gibellini, d'una delle quali era seguace.
Abate GiovanBattista Pacichelli, "Il
regno di Napoli in prospettiva diviso in dodeci provincie", pag.154
(Napoli, Michele Luigi Mutio, 1703) |